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Visita del Ministro della Giustizia Nitto Palma

Data:

02/11/2011


Visita del Ministro della Giustizia Nitto Palma

Visita del Ministro della Giustizia

 

In occasione della sua partecipazione ai lavori della Quarta Sessione della Conferenza degli Stati Parte della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC, Marrakech 24-28 ottobre), il Ministro della Giustizia Palma ha effettuato una serie di incontri bilaterali con i responsabili istituzionali dell’amministrazione della Giustizia del Regno del Marocco.

Il primo di questi incontri, aventi come  oggetto la cooperazione giudiziaria tra i due Paesi, è avvenuto con l’omologo marocchino Mohammed Naciri in presenza del Primo Presidente della Corte di Cassazione Mustapha Fares e del Procuratore Generale del Re presso la stessa Corte Mustapha Maddah, al quale hanno fatto seguito dei colloqui con il Presidente del Consiglio Costituzionale Mohamed Acargui e con il Delegato Generale dell’Amministrazione Penitenziaria Moulay Hafid Benhachem. Le discussioni si sono concentrate soprattutto sui due accordi al momento oggetto di negoziato tra i Paesi: il Trattato sul trasferimento delle persone condannate e il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di reciproca assistenza giudiziaria. Entrambe le parti hanno concordato sulla necessità di riunire a breve gli esperti per esaminare le bozze di testo proposte per giungere il prima possibile ad una firma, e la parte marocchina si è dichiarata disponibile a  ricevere a Rabat una missione in tal senso nella prima metà del mese di dicembre. E’ stata rivolta particolare attenzione anche alla possibilità di adesione da parte del Marocco alla Convenzione dell’Aja del 1993 sulla Protezione dei minori. La sottrazione internazionale dei minori ed il trasferimento delle persone condannate sono infatti problematiche estremamente attuali, che stanno assumendo crescente importanza nelle relazioni giudiziarie tra Marocco e Italia.  La firma di Accordi in tal senso costituirebbe quindi un’importante svolta che consentirebbe di avere uno strumento giuridico atto a regolare i casi di minori contesi (in continuo aumento con la crescita progressiva delle unioni miste) da un lato, e di alleggerire il sovraffollamento dei nostri istituti di pena dall’altro.

 


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