{"id":2864,"date":"2025-10-23T17:16:01","date_gmt":"2025-10-23T16:16:01","guid":{"rendered":"https:\/\/ambrabat.esteri.it\/?p=2864"},"modified":"2025-10-23T17:29:56","modified_gmt":"2025-10-23T16:29:56","slug":"lectio-magistralis-di-s-e-lambasciatore-salzano-in-occasione-delle-celebrazioni-a-fez-del-bicentenario-delle-relazioni-diplomatiche-tra-litalia-e-il-marocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambrabat.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2025\/10\/lectio-magistralis-di-s-e-lambasciatore-salzano-in-occasione-delle-celebrazioni-a-fez-del-bicentenario-delle-relazioni-diplomatiche-tra-litalia-e-il-marocco\/","title":{"rendered":"Lectio Magistralis di S.E l\u2019Ambasciatore Salzano in occasione delle celebrazioni a F\u00e8s del bicentenario delle relazioni diplomatiche tra l\u2019Italia e il Marocco"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019alba delle relazioni italo-marocchine<\/strong><\/p>\n<p>(Il tempo del dialogo: due secoli di relazioni tra l\u2019Italia e il Marocco)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prendere la parola a F\u00e8s, nel cuore della memoria del Marocco e del pensiero mediterraneo, significa tornare all\u2019alba delle relazioni tra l\u2019Italia e il Marocco e riconoscere, in questo incontro, la continuit\u00e0 di un dialogo che attraversa i secoli.<\/p>\n<p>F\u00e8s \u00e8 una citt\u00e0 che custodisce nella pietra e nella parola la saggezza del tempo.<\/p>\n<p>Le sue mura, le sue scuole e la sua universit\u00e0 portano un\u2019eredit\u00e0 che non appartiene soltanto al Marocco, ma a tutto il Mediterraneo.<\/p>\n<p>\u00c8 per me un grande onore essere qui, in una citt\u00e0 che pi\u00f9 di ogni altra incarna la memoria viva e l\u2019anima spirituale del Regno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni relazione tra Stati, come tra persone, nasce da un gesto di riconoscimento.<\/p>\n<p>Il tempo la trasforma, ma la sua essenza resta.<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 per il legame tra l\u2019Italia e il Marocco: se oggi celebriamo due secoli di relazioni diplomatiche, \u00e8 perch\u00e9 le loro radici affondano in una storia molto pi\u00f9 antica, fatta di viaggi, di incontri e di scambi che precedono la diplomazia moderna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molto prima del 1825, le nostre due sponde avevano gi\u00e0 imparato a conoscersi.<\/p>\n<p>Nel Medioevo, navigatori e mercanti italiani solcavano queste acque, raggiungendo i porti di Safi, Sal\u00e9, Anfa e Mogador.<\/p>\n<p>Da Genova e Venezia, da Pisa, Napoli e Livorno partivano navi cariche non soltanto di merci, ma anche di parole, di idee e di curiosit\u00e0.<\/p>\n<p>Da Firenze, cuore dell\u2019Umanesimo, giungevano studiosi, cartografi e artigiani attratti dalle scienze e dalle arti del mondo arabo.<\/p>\n<p>E da Palermo, crocevia di civilt\u00e0, salpavano navigatori e religiosi che conoscevano le lingue e le rotte del Mediterraneo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma anche da questi porti marocchini partivano viaggiatori, studiosi e mercanti portatori di un sapere raffinato, di uno spirito di dialogo e di una visione del mondo aperta sul Mediterraneo.<\/p>\n<p>Tra le due rive si stabiliva cos\u00ec, molto prima della diplomazia moderna, uno scambio di conoscenze e di valori che ha radicato nel tempo una familiarit\u00e0 profonda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quegli scambi non erano soltanto commerciali: erano incontri tra donne e uomini uniti dallo stesso mare e dalla stessa vocazione al dialogo.<\/p>\n<p>I cronisti dell\u2019epoca ricordano lettere e ambascerie, scambi di doni, accordi marittimi e negoziati per la sicurezza delle rotte \u2014 segni di una consuetudine che, da secoli, precede la diplomazia moderna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Su quelle rotte si formarono uomini capaci di comprendere entrambe le sponde: artigiani, interpreti, studiosi, religiosi.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 marinare italiane e i porti marocchini furono i primi laboratori di un Mediterraneo condiviso, dove la lingua del commercio si intrecciava con quella della cultura e del rispetto reciproco.<\/p>\n<p>Era una diplomazia senza protocolli, ma con un linguaggio universale: quello della curiosit\u00e0 e della fiducia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da questa lunga consuetudine nacque, due secoli pi\u00f9 tardi, la volont\u00e0 di dare una forma duratura a un\u2019amicizia gi\u00e0 esistente.<\/p>\n<p>Un\u2019amicizia che il Trattato di Amicizia e di Commercio del 1825, concluso tra il Regno di Sardegna e il Sultanato del Marocco, consacr\u00f2 nel rispetto reciproco e nel riconoscimento della sovranit\u00e0 di ciascuno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era un\u2019epoca in cui il Mediterraneo era attraversato da tensioni, ma anche da diplomazie lungimiranti che vedevano nel mare non una frontiera, ma un ponte.<\/p>\n<p>Quel trattato non nacque da interessi di potenza, ma da una scelta di fiducia.<\/p>\n<p>Due Stati, consapevoli delle proprie differenze, decisero di riconoscersi e di dialogare.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, che non era ancora unita, cercava in quel rapporto un canale di conoscenza verso il mondo arabo e africano; il Marocco, da parte sua, esercitava la propria sovranit\u00e0 dialogando da pari a pari con le potenze del tempo, fedele alla sua tradizione di indipendenza e di apertura.<\/p>\n<p>In quell\u2019accordo \u2014 sobrio ma visionario \u2014 furono gettate le basi di un\u2019amicizia fondata non sulla forza, ma sul rispetto e sulla fiducia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quel legame aveva un valore politico, ma anche simbolico: due nazioni che si tendevano la mano in nome della cooperazione, anticipando una visione moderna del Mediterraneo come spazio di equilibrio e di scambio.<\/p>\n<p>Era l\u2019inizio di un tempo nuovo: l\u2019alba di una relazione destinata a durare due secoli e a crescere al ritmo del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cinquant\u2019anni pi\u00f9 tardi, nel 1875, la missione guidata da Luigi Scovasso giunse a F\u00e8s.<\/p>\n<p>Fu un momento di alta importanza diplomatica: la prima ambasceria del giovane Regno d\u2019Italia presso un Paese arabo e musulmano.<\/p>\n<p>Il pittore Stefano Ussi ne immortal\u00f2 la scena in un celebre quadro che illustra l\u2019incontro di due mondi che non si temono, ma si riconoscono.<\/p>\n<p>Tra i membri della missione figurava Edmondo De Amicis, che nel suo Marocco seppe raccontare quell\u2019esperienza non come una curiosit\u00e0 esotica, ma come un dialogo tra civilt\u00e0 fondato sul rispetto e sulla conoscenza reciproca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La missione italiana attravers\u00f2 il Paese con curiosit\u00e0 e rispetto.<\/p>\n<p>I suoi membri descrissero la bellezza dei paesaggi, l\u2019eleganza delle citt\u00e0, la saggezza delle tradizioni.<\/p>\n<p>F\u00e8s appariva come un intreccio di voci e di colori, un crocevia di saperi, dove la diplomazia trovava un significato che andava oltre la politica: quello dell\u2019incontro tra le culture.<\/p>\n<p>Da quell\u2019esperienza nacque una lezione destinata a durare: la vera diplomazia non si misura dai protocolli, ma dalla capacit\u00e0 di ascoltare, comprendere e condividere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>F\u00e8s, capitale del sapere e della spiritualit\u00e0, accoglieva un\u2019Italia che cercava di definirsi come una nazione aperta al mondo mediterraneo.<\/p>\n<p>Da quell\u2019incontro nacque una grammatica diplomatica che ancora oggi ispira le nostre relazioni: l\u2019ascolto come forma di conoscenza, la cooperazione come strumento di pace, la cultura come linguaggio universale.<\/p>\n<p>E F\u00e8s, con la sua antica tradizione di sapere, ci ricorda che la conoscenza \u00e8 la prima forma di cooperazione tra i popoli \u2014 il punto di partenza di ogni vera diplomazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le relazioni tra l\u2019Italia e il Marocco hanno attraversato tutto il XX secolo mantenendo una notevole coerenza di spirito.<\/p>\n<p>Anche mentre il mondo cambiava rapidamente, il legame umano e culturale tra i nostri Paesi restava intatto.<\/p>\n<p>Generazioni di italiani e marocchini si sono incontrate nelle scuole, nei cantieri, nelle universit\u00e0, nei laboratori artistici e nelle imprese.<\/p>\n<p>Sono stati insegnanti, architetti, medici, studenti, imprenditori, donne e uomini che, con discrezione e costanza, hanno contribuito a costruire un dialogo quotidiano fatto pi\u00f9 di gesti che di parole.<\/p>\n<p>\u00c8 grazie a questa trama viva di relazioni che l\u2019amicizia tra le nostre due nazioni non ha mai perso vitalit\u00e0.<\/p>\n<p>Le relazioni internazionali, quando si radicano nella societ\u00e0, diventano un patrimonio comune: non appartengono pi\u00f9 ai governi, ma ai popoli che le incarnano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi, due secoli dopo, il Mediterraneo ci invita a immaginare un nuovo modello di cooperazione.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e il Marocco condividono la stessa convinzione: il futuro non appartiene alle economie isolate, ma alle societ\u00e0 capaci di collaborare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo spirito si colloca anche il Piano Mattei per l\u2019Africa, attraverso il quale l\u2019Italia promuove una visione di co-sviluppo fondata su tre principi rivolti al futuro: la pari dignit\u00e0, la formazione e lo sviluppo condiviso.<\/p>\n<p>Questo piano si inserisce in una visione condivisa con i nostri partner africani e mediterranei, nella convinzione che lo sviluppo si costruisca solo insieme, nel rispetto reciproco e nella fiducia.<\/p>\n<p>Il Piano Mattei non \u00e8 un\u2019iniziativa, ma un metodo: costruire insieme, nel rispetto delle priorit\u00e0 e delle aspirazioni di ciascun Paese partner.<\/p>\n<p>\u00c8 una proposta al tempo stesso politica e morale: condividere il valore della conoscenza, non esportare modelli; unire le sponde del Mediterraneo in una logica di partenariato e non di dipendenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi il Mediterraneo non \u00e8 soltanto una frontiera geografica: \u00e8 un laboratorio del futuro.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, posta al centro di questo mare, il Mediterraneo non \u00e8 solo una dimensione, ma una missione: unire le sue due rive coniugando passato e futuro, dialogo e sviluppo. \u00c8 la nostra identit\u00e0 e anche la nostra responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Qui si incrociano le rotte dell\u2019energia, della tecnologia, delle migrazioni e delle culture.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che si decider\u00e0 se il mondo sapr\u00e0 costruire un nuovo equilibrio fondato sulla cooperazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel solco della visione illuminata di Sua Maest\u00e0 il Re Mohammed VI, il Marocco ha saputo coniugare identit\u00e0 e progresso, preservare la propria eredit\u00e0 proiettandola nel futuro.<\/p>\n<p>\u00c8 una visione che unisce le radici africane, l\u2019apertura mediterranea e la vocazione atlantica del Regno, e che trova nell\u2019Italia un partner attento e solidale.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa sintesi tra tradizione e modernit\u00e0 che i nostri due Paesi trovano oggi la chiave di una collaborazione autenticamente mediterranea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi, i nostri due Paesi avanzano insieme, convinti che il loro dialogo possa ispirare un Mediterraneo pi\u00f9 equilibrato e pi\u00f9 solidale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Mediterraneo non \u00e8 soltanto un luogo: \u00e8 un sistema di valori, una dimensione etica.<\/p>\n<p>Da secoli \u00e8 il crocevia di idee, di religioni e di commerci, ma anche di scoperte e di rinascite.<\/p>\n<p>Oggi la sua stabilit\u00e0 e la sua prosperit\u00e0 dipendono dalla capacit\u00e0 delle nazioni che lo circondano di farne uno spazio di corresponsabilit\u00e0 e di fiducia reciproca.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e il Marocco, per la loro storia e la loro posizione, possono essere i pilastri di questo equilibrio euro-mediterraneo, unendo le loro energie e le loro culture per promuovere la stabilit\u00e0 e lo sviluppo condiviso.<\/p>\n<p>Non si tratta di tornare a un passato idealizzato, ma di costruire un futuro realistico, fondato sulla fiducia e sulla cooperazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E questo futuro avr\u00e0 soprattutto bisogno dei giovani: studenti poliglotti, imprenditori aperti al mondo, ricercatori e artisti capaci di trasformare la conoscenza in dialogo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le relazioni tra i nostri Paesi non si misurano solo in dati economici, ma nel desiderio di imparare gli uni dagli altri, di scoprire nella differenza una parte di s\u00e9.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca di transizioni \u2014 energetica, digitale, demografica \u2014 la vera sfida \u00e8 fare in modo che la crescita sia anche giusta e che il progresso tecnologico non lasci indietro nessuno.<\/p>\n<p>La cultura e la formazione saranno il linguaggio comune del Mediterraneo di domani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo secoli di storia condivisa, l\u2019Italia e il Marocco dimostrano che la cooperazione tra le due sponde pu\u00f2 essere un cammino concreto di prosperit\u00e0 e di dignit\u00e0.<\/p>\n<p>F\u00e8s, culla del sapere e della fede, ci ricorda che il dialogo non \u00e8 mai un segno di debolezza, ma di forza: la forza della conoscenza, della memoria e della fiducia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il tempo del dialogo non appartiene al passato, ma al futuro: \u00e8 il tempo in cui la diplomazia diventa cultura e la cultura politica della pace.<\/p>\n<p>E forse questa \u00e8 la pi\u00f9 bella missione che la nostra epoca affida al Mediterraneo: continuare a parlarsi, a conoscersi, a riconoscersi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nel dialogo risiede la misura pi\u00f9 alta della civilt\u00e0 umana: la capacit\u00e0 di ascoltare senza paura e di costruire senza pregiudizi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019alba delle relazioni italo-marocchine (Il tempo del dialogo: due secoli di relazioni tra l\u2019Italia e il Marocco) &nbsp; Prendere la parola a F\u00e8s, nel cuore della memoria del Marocco e del pensiero mediterraneo, significa tornare all\u2019alba delle relazioni tra l\u2019Italia e il Marocco e riconoscere, in questo incontro, la continuit\u00e0 di un dialogo che attraversa 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