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“Discorso di S.E l’Ambasciatore Pasquale Salzano in occasione della celebrazione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana”

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Autorità,

Eccellenze,

Colleghi,

Amiche e amici marocchini,

Cari connazionali,

 

questa sera celebriamo l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana.

Ottant’anni rappresentano una durata significativa nella vita di una nazione, abbastanza lunga per misurare la solidità delle sue istituzioni, la tenuta dei valori sui quali si fonda una democrazia e la qualità delle relazioni che essa è stata capace di costruire nel mondo.

Eppure, quando guardiamo al rapporto tra Italia e Marocco, scopriamo che le sue radici affondano ancora più lontano nel tempo.

Lo scorso anno abbiamo celebrato il bicentenario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra i nostri due Paesi.

Duecento anni sono molto più di una ricorrenza.

Ci ricordano che il rapporto tra Italia e Marocco non è il prodotto di una congiuntura né di una stagione politica.

È una relazione che attraversa il tempo.

Una relazione che ha saputo attraversare generazioni, sistemi politici ed epoche diverse senza perdere la propria rilevanza.

Una relazione che precede la Repubblica italiana e che continua oggi a rinnovarsi guardando al futuro.

Per celebrare questo anniversario abbiamo scelto di attraversare il Marocco.

A Tangeri abbiamo incontrato il Mediterraneo.

A Casablanca l’impresa.

A Marrakech le comunità.

Questa sera siamo a Rabat.

Non è un caso che questo percorso si concluda qui.

Capitale del Regno e città delle istituzioni, Rabat è anche una città che guarda al futuro.

E qui questi diversi fili si ricompongono.

Perché il Mediterraneo, l’economia, le comunità, la cultura e le istituzioni acquistano pieno significato quando si trasformano in una relazione stabile e duratura tra due Paesi.

È questa relazione che celebriamo questa sera.

La relazione tra Italia e Marocco.

Una relazione che oggi assume un rilievo particolare, non soltanto per ciò che rappresenta per i nostri due Paesi, ma anche per il contesto internazionale nel quale si sviluppa.

Per molti anni abbiamo creduto che la geografia avrebbe perso progressivamente importanza.

Gli eventi degli ultimi anni ci hanno ricordato il contrario.

Le grandi questioni del nostro tempo, dall’energia alle catene del valore, dalla sicurezza alla mobilità, continuano a essere profondamente influenzate dalla geografia.

E questo vale soprattutto per il Mediterraneo.

Per molto tempo il Mediterraneo è stato raccontato come una linea che separa.

Oggi torna ad essere, sempre di più, uno spazio che connette.

Italia e Marocco si trovano al centro di questo spazio.

Non soltanto per ragioni geografiche.

Ma per il ruolo che entrambi sono chiamati a svolgere in una fase di profonda trasformazione del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Europa.

In questi mesi ho avuto il privilegio di conoscere un Marocco che sfugge alle semplificazioni.

Un Paese che non si lascia racchiudere in una sola immagine o in una sola definizione.

E forse è proprio questa la chiave della sua crescente rilevanza internazionale.

Il Marocco appartiene contemporaneamente a più spazi geografici, economici e culturali: Mediterraneo e Africa, Atlantico ed Europa, tradizione e innovazione.

In un mondo che tende spesso a classificare e separare, il Marocco ricorda che identità diverse possono convivere e rafforzarsi reciprocamente.

Questa pluralità non è soltanto una caratteristica geografica.

È una responsabilità.

Ed è anche una risorsa.

Quando si parla del Marocco contemporaneo si richiamano spesso le sue trasformazioni economiche, industriali e infrastrutturali.

Sono trasformazioni reali e importanti.

Ma sarebbe riduttivo leggere il Paese soltanto attraverso questa lente.

Esiste anche un’altra dimensione.

Una dimensione culturale, creativa e intellettuale che contribuisce in misura crescente alla proiezione internazionale del Regno.

Ho guardato con particolare interesse alla presenza del Marocco alla Biennale di Venezia.

Perché mi è sembrata una rappresentazione particolarmente efficace del Marocco contemporaneo.

Un Paese che dialoga con il mondo senza rinunciare alla propria identità.

In un tempo che spesso contrappone identità e apertura, questa è una lezione che merita attenzione.

Le società più sicure di sé non sono quelle che si chiudono.

Sono quelle che sanno dialogare senza perdere consapevolezza di ciò che sono.

Credo che questo valga anche per le relazioni tra i Paesi.

Quanto più un rapporto è importante, tanto più richiede ascolto, conoscenza reciproca e capacità di comprendersi.

Forse è anche per questo che Italia e Marocco hanno tante ragioni per continuare a conoscersi e comprendersi sempre meglio.

Anche l’Italia è una nazione costruita sulla pluralità.

Di città, territori, tradizioni e sensibilità differenti, unite da una comune appartenenza nazionale.

Tanto il Marocco quanto l’Italia hanno imparato che la pluralità non è una debolezza da correggere.

È una ricchezza da organizzare e valorizzare.

L’unità non nasce dall’uniformità.

Nasce dalla capacità di dare un senso comune a identità diverse.

La conoscenza reciproca ha un valore in sé.

Ma produce anche conseguenze molto concrete.

I rapporti tra i Paesi si rafforzano quando la fiducia si traduce in progetti, investimenti, scambi di conoscenze e iniziative comuni.

È esattamente ciò che vediamo oggi tra Italia e Marocco.

Questo legame vive innanzitutto nelle connessioni che uniscono quotidianamente le nostre due sponde.

All’inizio di questo percorso abbiamo inaugurato a Tangeri la GNV Aurora.

Potremmo considerarla semplicemente una nuova nave.

In realtà rappresenta qualcosa di più.

Rappresenta una delle tante connessioni che uniscono quotidianamente Italia e Marocco.

Connessioni economiche, culturali, umane e familiari.

Ogni anno centinaia di migliaia di persone attraversano il Mediterraneo tra Europa e Marocco.

Lo fanno per lavoro, per studio, per turismo, per ritrovare la propria famiglia.

Sono questi movimenti continui che danno vita a una relazione.

Poche relazioni nel Mediterraneo sono oggi così dense di connessioni umane, economiche e culturali come quella tra Italia e Marocco.

Se guardiamo alla relazione economica tra i nostri Paesi, ciò che colpisce non è soltanto la crescita degli scambi.

È la natura di questa crescita.

In un mondo sempre più segnato dalla competizione tecnologica e dalla frammentazione delle catene del valore, la qualità delle partnership conta sempre più della loro quantità.

Per molti anni le relazioni economiche tra i Paesi si sono misurate soprattutto attraverso il commercio.

Oggi contano sempre di più la capacità di innovare insieme, di investire insieme, di formare insieme e di produrre insieme.

Italia e Marocco non si limitano a commerciare di più.

Producono sempre più insieme.

E quando si produce insieme, si condivide inevitabilmente una parte del proprio futuro.

Lo vediamo nell’automotive, nell’aerospazio, nelle energie rinnovabili e nelle filiere industriali che collegano sempre più strettamente le due sponde del Mediterraneo.

Ma credo che oggi la vera sfida sia ancora più ambiziosa.

Non commerciare di più.

Creare più valore insieme.

In un contesto internazionale più competitivo e più frammentato, la capacità di costruire valore insieme diventa un fattore strategico.

Le partnership più solide non sono quelle che moltiplicano semplicemente gli scambi.

Sono quelle che condividono conoscenze, competenze e capacità di innovazione.

Italia e Marocco stanno costruendo qualcosa di più di una relazione commerciale.

Stanno costruendo una relazione fondata sulla complementarità delle rispettive economie e sulla capacità di creare insieme valore, competenze e innovazione.

È in questa prospettiva che guardiamo anche alle iniziative sviluppate nell’ambito del Piano Mattei.

Non come semplici strumenti di cooperazione.

Ma come espressione di una convinzione più profonda.

Che il futuro del Mediterraneo e il futuro dell’Africa siano sempre più strettamente legati.

Ma nessun rapporto economico può essere davvero duraturo se non investe nelle persone.

E soprattutto nelle nuove generazioni.

Ogni generazione riceve in eredità una relazione.

Il suo compito non è conservarla immobile.

È arricchirla e trasmetterla a quella successiva.

La qualità di una relazione si misura anche dalla sua capacità di essere trasmessa.

E nessuna relazione può guardare al futuro se non trova nelle nuove generazioni la propria energia e il proprio rinnovamento.

Per questo attribuiamo tanta importanza alla formazione, alle collaborazioni universitarie e ai percorsi di mobilità qualificata che Italia e Marocco sviluppano insieme.

Ma penso soprattutto ai tanti giovani marocchini che scelgono di studiare la lingua italiana.

Questa sera desidero rivolgere un pensiero particolare agli studenti e agli insegnanti presenti in sala.

Una delle cose che più colpiscono osservando le relazioni tra Italia e Marocco è il crescente interesse che tanti giovani marocchini manifestano per la nostra lingua e per la nostra cultura.

Guardando questa sala, penso che tra questi studenti vi siano futuri imprenditori, ricercatori, artisti, insegnanti e dirigenti che continueranno a dare forma al rapporto tra Italia e Marocco nei prossimi decenni.

Non si tratta soltanto di imparare una lingua straniera.

Significa scegliere di conoscere un altro Paese, la sua storia, la sua cultura e il suo modo di guardare il mondo.

Ogni lingua appresa rappresenta un ponte costruito tra due culture.

E nessuna infrastruttura è più importante di una persona che sceglie di imparare la lingua dell’altro.

In questi mesi mi ha colpito anche la presenza dei giovani nello spazio pubblico marocchino.

Nelle università, nei luoghi della cultura, nello sport, nelle nuove realtà imprenditoriali.

È il segno di un Paese che investe con convinzione sul proprio futuro.

Sono questi giovani che porteranno avanti il rapporto tra Italia e Marocco nei prossimi decenni.

Ed è guardando a loro che possiamo guardare con fiducia al futuro dei nostri due Paesi.

 

Signore e Signori,

in questi giorni abbiamo parlato di Mediterraneo.

Di economia.

Di comunità.

Di giovani.

Di cultura.

Dimensioni diverse.

Eppure profondamente legate tra loro.

Perché tutte ci ricordano una stessa verità.

La ricchezza nasce dall’incontro.

Dalla capacità di mettere in relazione esperienze, storie e identità diverse.

Forse è proprio per questo che abbiamo scelto di concludere queste celebrazioni attraverso la musica.

Il concerto che tra poco ascolteremo porta un titolo particolarmente significativo.

Deux rives, une seule voix.

Due rive.

Una sola voce.

Non perché le due rive siano uguali.

Non perché pensino sempre le stesse cose.

Ma perché hanno imparato ad ascoltarsi, a dialogare e a costruire insieme.

Un’orchestra non elimina le differenze tra gli strumenti.

Le mette in armonia.

E forse è proprio questa l’immagine che meglio descrive la relazione tra Italia e Marocco.

Una relazione costruita nel tempo, alimentata dal dialogo e dalla volontà di comprendersi, che continua oggi a rinnovarsi guardando al futuro.

È in questo spirito che desidero ricordare il messaggio di auguri inviato da Sua Maestà il Re Mohammed VI al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa della Repubblica italiana.

Un messaggio che testimonia l’importanza che i nostri due Paesi attribuiscono alla loro relazione e la volontà di continuare a svilupparne tutto il potenziale.

La forza della relazione tra Italia e Marocco non si misura soltanto dai risultati già raggiunti.

Si misura anche dalla fiducia con cui guardiamo insieme al futuro.

Un futuro che non appartiene a chi lo attende.

Appartiene a chi lo costruisce.

E che spetta alle nuove generazioni italiane e marocchine continuare ad arricchire con la stessa apertura, la stessa curiosità e la stessa fiducia che hanno caratterizzato questi due secoli di storia comune.

 

Viva il Marocco.

Viva l’Italia.

Viva la Repubblica Italiana.